Il conformismo secondo Solomon Asch: come il gruppo influenza la nostra visione del mondo

Succede, almeno una volta nella vita, di trovarsi nella situazione di mostrarsi d’accordo con il resto del gruppo, anche se in realtà non lo siamo.

Questo processo è stato definito da Solomon Asch conformismo e si riferisce al modo in cui il piccolo gruppo in cui siamo inseriti influenza il nostro personale modo di vedere la realtà. Così, siamo più preoccupati di adeguarci al giudizio degli altri, che ad esprimere la nostra opinione.

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Il conformismo secondo Solomon Asch

Solomon Asch è stato uno dei più importanti psicologi sociali del ‘900 e ispiratore dei pionieristici studi di Stanley Milgram e, in modo indiretto, di Philip Zimbardo.

Nato in Polonia nel 1907 e trasferitosi a New York con la famiglia all’età di 13 anni, Asch si forma in psicologia sotto la guida di Max Wertheimer e Wolfgang Kohler, due “mostri sacri” della psicologia della Gestalt.

Durante i primi anni della seconda guerra mondiale Asch comincia ad interrogarsi sugli effetti della propaganda nazista in Germania: com’è possibile che la maggioranza dei cittadini tedeschi si adeguasse in modo acritico ai principi nazional-popolari proposti dal partito?

L’esperimento sulla percezione

Seguendo queste riflessioni, negli anni ’50 Asch prepara un esperimento per valutare la pressione dei pari nel piccolo gruppo in un semplice compito di percezione. Si invitava un volontario a valutare la lunghezza di diverse linee, e ad individuare quale, tra le tre proposte, aveva la medesima lunghezza di una linea esempio. La differenza tra le tre linee era piuttosto marcata e facilmente riconoscibile ad occhio nudo.

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Quello che il volontario non sapeva, era che era stato inserito in un gruppo di complici di Asch. Dopo due/tre prove in cui ognuno dava la risposta giusta, i complici avrebbero cominciato uno dopo l’altro ad indicare ad alta voce la medesima risposta sbagliata. In questo caso, ad esempio, avrebbero tutti detto “A”. Il volontario, seduto all’ultimo o al penultimo posto, avrebbe dovuto scegliere se dire la risposta giusta, oppure adeguarsi al gruppo.

I risultati che non ti aspetti

Con questo semplice esperimento Solomon Asch ha rilevato che il 75% dei partecipanti si è adeguato almeno una volta all’ideologia di gruppo pur sapendo che si trattava della risposta sbagliata. Analizzando tutte le risposte, i volontari hanno dato quella sbagliata suggerita dal gruppo per un numero pari a un terzo del totale.

Com’è possibile che un semplice compito che prevedeva di abbinare due linee della stessa lunghezza di fronte a cinque o sei sconosciuti potesse generare una tale pressione a conformarsi al gruppo?

La maggior parte dei partecipanti, dopo l’esperimento ha ammesso che sapeva benissimo che stava dando la risposta sbagliata, come si può notare dal comportamento non verbale dei filmati, ma comunque non volevano sembrare ridicoli di fronte agli altri.

Come proteggersi dalla spinta al conformismo?

Noi tutti vogliamo piacere agli altri e sentirci parte di un gruppo. Ma a volte per raggiungere questo obiettivo ci sentiamo costretti a rinunciare alle nostre opinioni. Alcune varianti sull’esperimento sul conformismo ci permettono di trovare alcune indicazioni per aiutarci a sentirci liberi di esprimerci, anche se in contrasto con il gruppo.

1. Individuare possibili alleati

In un esperimento, Asch ha introdotto nel gruppo due o più volontari che non erano suoi complici. In questo modo la frequenza di risposte corrette è aumentata significativamente e dopo ogni risposta i due si scambiavano sguardi di intesa. In ogni gruppo c’è almeno un potenziale alleato che potrebbe pensarla come noi. E sentire il suo appoggio potrebbe farci sentire più protetti.

2. La maggioranza non ha sempre ragione

Molti dei partecipanti alla ricerca hanno riportato che forse, visto che tutti gli altri davano quella risposta, si trattava di persone più intelligenti o meglio informate di loro. Di fronte alla maggioranza siamo sempre pronti ad adattarci e a mettere in discussione le nostre idee. Ma solo perché lo pensano in molti, non vuol dire che sia la cosa giusta. Le nostre idee, anche se controcorrente, meritano di essere espresse.

3. Salviamo la faccia

Una variante dell’esperimento prevedeva che, visto che il volontario si era presentato in ritardo, non avrebbe espresso la sua opinione ad alta voce, ma l’avrebbe silenziosamente annotata su un foglio dopo aver sentito le risposte del resto del gruppo. In questo caso, le risposte del partecipante erano giuste, nonostante la pressione del gruppo verso la risposta sbagliata. A volte è difficile mettersi apertamente in contrasto con gli altri in una situazione sociale. Diamoci il permesso di valutare il modo per esprimere le nostre opinioni in modo tale da sentirci protetti dal giudizio degli altri.

4. Io non sono le mie idee

Risposta sbagliata = persona sbagliata. Spesso ci troviamo a fare questo pensiero automatico. Ma io devo piacere agli altri per quello che sono, non per quello che faccio. Siamo tutte persone diverse e ci sono infinite possibilità di non essere d’accordo su questo o quell’argomento. Per sentirsi accettati non occorre essere uguali, ma rispettare le opinioni discordanti.

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